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Le porte

Last Update: 10/26/2015 1:36 PM
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10/24/2009 9:12 PM
 
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…c’era sempre vento, sempre tranne in piccoli attimi di terrore infantile. Ce ne stavamo accovacciati sulla sponda del canalone asciutto a tessere il cielo di sorrisi e lentiggini: si parlava di bambine e del loro sembrar mistero e fastidio, si parlava dei fratelli più grandi e dell’impresa del papà di Guido, quello scappato in Argentina. L’Argentina…ce ne aveva parlato solo il vecchio fascista Rocco, di quel paese lontano, solo Rocco sotto il suo cappello di velluto ci degnava di racconti da grandi. Si fidava di noi, o solo amava essere ascoltato da giovani leve: peccato per il suo incedere lento e la sua imprudente abitudine di non voltarsi mai indietro quando se ne andava…eravamo ottimi sputatori già da bambini.

E c’era vento, sempre ma non in certi attimi di tempo che segnavano il nostro interesse come granelli di pepe in un mare di farina gialla, un mare di fili di grano innanzi ad occhi piccoli e grandi di bambini. Amavo giocare tra noi al gioco delle belle statuine, amavo il suo degenerare in spintoni e botte virili in calzoncini corti e ginocchia scorticate: amavo l’idea dell’immobilità difficile da gestire in tempo, amavo vedere le mancanze d’equilibrio dettate solo da fragorose risate o piedi malfermi in scarpe da campagna. C’era sempre il vento, e tutto si muoveva, tranne in piccoli momenti di risa, tranne in quei momenti in cui i nostri nervetti erano tesi a fingere immobilità.

L’orologio di Milano fa tick-tack: Paolo! Ti ho visto, hai mosso il braccio! Riccardo…hai la faccia ferma in un sorriso, vuol dire che hai mosso qualcosa e non me ne sono accorto. Gigi….sei davvero una statua ed in fondo il gioco con te non è neanche divertente.

Vedevo i vostri cuori, avrei sempre vinto io, mi dicevo…

Poi un giorno, l’orologio di Milano ha fatto tick-tack, e con esso all’unisono tutti i nostri orologi da polso ed i nostri polsi sparsi per il globo: quel giorno ero al limite del canalone che mi fumavo una sigaretta. Il vento si è fermato, non un filo di grano si è mosso, per tutto il giorno, fino a notte, fino alla notte ho provato terrore…
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10/26/2015 1:36 PM
 
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questo, per i miei gusti è un pezzo di prosa di tutto rispetto, considerando l'inizio non evidenziato, come zona ti passaggio tra chi scrive e chi legge.

La Muta, 24/10/2009 21:12:

…c’era sempre vento, sempre tranne in piccoli attimi di terrore infantile. Ce ne stavamo accovacciati sulla sponda del canalone asciutto a tessere il cielo di sorrisi e lentiggini: si parlava di bambine e del loro sembrar mistero e fastidio, si parlava dei fratelli più grandi e dell’impresa del papà di Guido, quello scappato in Argentina. L’Argentina…ce ne aveva parlato solo il vecchio fascista Rocco, di quel paese lontano, solo Rocco sotto il suo cappello di velluto ci degnava di racconti da grandi. Si fidava di noi, o solo amava essere ascoltato da giovani leve: peccato per il suo incedere lento e la sua imprudente abitudine di non voltarsi mai indietro quando se ne andava…eravamo ottimi sputatori già da bambini.

E c’era vento, sempre ma non in certi attimi di tempo che segnavano il nostro interesse come granelli di pepe in un mare di farina gialla, un mare di fili di grano innanzi ad occhi piccoli e grandi di bambini. Amavo giocare tra noi al gioco delle belle statuine, amavo il suo degenerare in spintoni e botte virili in calzoncini corti e ginocchia scorticate: amavo l’idea dell’immobilità difficile da gestire in tempo, amavo vedere le mancanze d’equilibrio dettate solo da fragorose risate o piedi malfermi in scarpe da campagna. C’era sempre il vento, e tutto si muoveva, tranne in piccoli momenti di risa, tranne in quei momenti in cui i nostri nervetti erano tesi a fingere immobilità.

L’orologio di Milano fa tick-tack: Paolo! Ti ho visto, hai mosso il braccio! Riccardo…hai la faccia ferma in un sorriso, vuol dire che hai mosso qualcosa e non me ne sono accorto. Gigi….sei davvero una statua ed in fondo il gioco con te non è neanche divertente.

Vedevo i vostri cuori, avrei sempre vinto io, mi dicevo…

Poi un giorno, l’orologio di Milano ha fatto tick-tack, e con esso all’unisono tutti i nostri orologi da polso ed i nostri polsi sparsi per il globo: quel giorno ero al limite del canalone che mi fumavo una sigaretta. Il vento si è fermato, non un filo di grano si è mosso, per tutto il giorno, fino a notte, fino alla notte ho provato terrore…


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