00 10/02/2016 17:07
@ Sembra che sin dall’inizio si abbia questo concetto di intraducibilità in altri linguaggi della poesia cioè di questo mix di amore e morte, luce e tenebre, tragedia e gioia, inferno e paradiso che forse rappresenta il mondo in cui siamo già stati di cui parla M. G. Calandrone e che il poeta racconta al suono della lira.
Ma c’è anche un insegnamento di fondo in questo mito. I poeti devono credere fino in fondo in sé stessi ed in quello che scrivono. In caso contrario si accorgeranno prima o poi di non avere dietro di sé che ombre vuote e fantasmi destinati al niente. Saper trasmettere il niente è il peggior delitto contro la poesia anche se i fiumi rallentano ed i venti smettono di soffiare.
ciao franco



Franco, sei un mito!
Interessantissime considerazioni.


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"Le parole sono 'contenitori' troppo angusti per le mie emozioni e quando, leggendo, le sento 'soffrire'
o mi segnalano delle 'sofferenze' corro a liberarle senza pensarci due volte per provarne di più adatti".
(citazione di EEFF)